Ente Olivieri Pesaro

Anemoscopio

Rinvenuto nel 1759 a Roma, fuori Porta Capena, lungo la via Appia, scavandosi il terreno per una piantagione di viti, fu venduto da certo Francesco Alfano, antiquario, a Paolo Maria Paciaudi, che a sua volta lo donava all’Olivieri.

Il reperto è un disco di marmo lunense, rotto in due pezzi, il quale reca sulla faccia superiore il planisfero e sulla fascia dello spessore i nomi greci, traslitterati in latino, di dodici venti (gli stessi nomi riportati da Plinio nella Naturalis Historia). Lungo il foro centrale doveva passare l’asta della banderuola, mentre negli altri fori lungo la circonferenza erano alloggiate delle punte di bronzo. Nella faccia superiore sono poi tracciati sei diametri, i cui estremi terminano coi piccoli fori di cui sopra; quattro di essi raggiungono gli estremi di quattro parallele (tropici e circoli polari) disposte rispettivamente due sopra e due sotto a un diametro orizzontale (linea degli equinozi), mentre il sesto diametro (meridiano celeste) è tracciato perpendicolarmente a quest’ultimo.

Malgrado l’umidità l’abbia alquanto danneggiata, specie nell’emisfero Nord, sulla faccia superiore si può leggere agevolmente: TOTUS INFRA TERRA per il circolo porale antartico; sulla linea solstiziale del Capricorno BRUMALIS; sulla linea degli equinozi AEQUINOCTIALIS; sul tropico del Cancro SOLTITIALIS; ed infine sul circolo porale artico EUTROPIUS FECI e sotto di esso: TOTUS SUPRA TERRA.. Sulla faccia dello spessore, in capitale rustica di tratto più raffinato, si legge: NOTUS PHOENIX EURUS APHELI(OTES) CAE(CIAS) BOREAS APARCIAS TRACIAS IRGASTES ZEPHIRUS LIBS LIBONOTUS. Tracce di ruggine fanno supporre che lo strumento poggiasse un tempo su di un supporto cilindrico di metallo.

 

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