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Il lucus Pisaurensis

G. Andrea Lazzarini, Pesaro Gentile, 1794 (olio su tela).
G. Andrea Lazzarini, Pesaro Gentile, 1794 (olio su tela), Pesaro, Palazzo Olivieri, Momenti di culto nel lucus Pisaurensis in una tela del Lazzaini, amico e collboratore dell'Olivieri per il quale progettò anche il Palazzo (attualmente sede del Conservatrorio Rossini. Si noti in basso a sinistra il richiamo al cippo) con dedica ad Apollo.

Annibale degli Abbati Olivieri Giordani nel pubblicare i Marmora Pisaurensia (1737) annunciò di avere appena scoperto a circa un miglio da Pesaro il complesso votivo di un antichissimo luogo di culto che identificò in un bosco sacro: il lucus Pisaurensis. Consapevole dell'importanza della scoperta e pressato dai tempi di pubblicazione dell'opera, l'Olivieri preferì limitarsi a una brevissima sintesi dei trovamenti: aveva infatti deciso di lasciare il materiale intatto per uno specifico trattato, il De luco sacro veterum Pisaurensium, tanto più che aveva "luogo a sperare" che, proseguendo gli scavi, il numero dei reperti sarebbe aumentato "a larga mano". Purtroppo il De luco è rimasto all'inizio della fase preparatoria e i dati che se ne possono trarre sono scarsi e ricalcano spesso quelli esposti nella prefazione dei Marmora. Quanto al materiale si apprende che consisteva in "tredici iscrizioni in lingua e carattere antico e confinante con l'Etrusco, quantità di donari e voti di metallo e terra cotta, statuette grandi di terra cotta, monete di offerte dai tempi più antichi fino ai secoli Romani¹".



Cenni sul significato di "lucus"

Presso i Romani un lucus era un bosco consacrato alla dinività, dove a questi si offrivano sacrifici e doni per favorirne l'intervento o ringraziarle di un beneficio ricevuto. Nel tempo i materiali votivi (anch'essi sacri e come tali da rispettare) venivano raccolti in depositi o fosse per lasciare posto ai nuovi. Lucus connesso semanticamente a  lux (luce), indicava secondo alcuni la radura nel bosco dove arrivava la luce del sole e si celebravano gli atti di culto, secondo altri l'impenetrabilità del bosco che non splendeva (etimologia a contrariis). Le origini dei boschi sacri si perdono nella preistoria: ne sono attestati nel vicino Oriente, in Europa, in Grecia. Nell'italia antica essi venivano tutelati da leggi, come testimoniano tra l'altro la lex luci Lucerina (dall'iscrizione rinvenuta a Lucera in Puglia) e la  lex luci Spoletina (riportata su due cippi rinvenuti nel territorio di Spoleto). Nel mondo romano l'istituzione dei boschi sacri (considerati dimora delle divinità e patrimonio collettivo da proteggere) rientrava nel progetto generale di pianificazione del territorio. Frontino (I sec. d. C.) testimonia che essi erano parte dell'ager publicus e pertanto ricadevano nell'amministrazione dello Stato. Con l'avvento del Cristianesimo i boschi sacri furono letnamente abbandonati o distrutti. Talora, soprattutto nelle campagne, si sono verificate persistenze delle antiche pratiche pagane, spesso sostituite da culti cristiani.



La documentazione archeologica

Ripresa area della zona dei rinvenimenti del lucus Pisaurensis
Ripresa area della zona dei rinvenimenti del lucus Pisaurensis (concessione SMA n.880 del 7.9.1992).

Il complesso votivo attribuito al lucus Pisaurensis, conservato nel nostro museo, è costituito da are (comunemente denominate cippi), monete, terrecotte e bronzetti.

Cippi: sono 14, in pietra arenaria e tutti epigrafici (CIL XI 6290 - 6303). Uno di essi reca, per frattura, solamente il nome mutilo della dedicante e il verbum donandi. Gli altri 13 portano dediche ad Apollo di Novensides, Diana, Feronia, Fides, Iuno, Iuno Loucina, Luno Regina, Liber, Marica, Mater Matuta, Salus. Costituiscono una delle più importanti testimonianze di età medio-repubblicana a noi pervenute. I più recenti studi, a seguito di un riesame complessivo, propendono per la datazione alta, da riferirsi ad un coniliabum di coloni viritani formatosi alla foce del fiume Foglia (Pisaurus) precedentemente alla fondazione della colonia romana di Pisaurum (184 a.C.)

Monete: l'Olivieri scrisse delle monete nel De luco, ma né in questa sede né altrove fornì indicazioni sufficienti per individuarle oggi tra le 12.526 monete conservate ai Musei Oliveriani. Nè sono noti dati o cataloghi di altra mano, che consentano di rimediare alla situazione creatasi nel corso dei secoli. Le notizie più particolareggiate sono quelle fornite dall'Olivieri, dal quale si apprende che le monete erano oltre 4.000 (delle quali una solo d'argento) e "involte...tra carboni intorno all'are"

Bronzetti:  dalla "quantità di donari e voti di metallo" (De luco) ovvero "maximam votorum donariorumque... ex metallo capiam" (Marmora) di cui scrisse l'Olivieri attualmente è possibile individuare con certezza solamente il bronzetto di cui lo studioso fornisce uno schizzo con la notizia del ritrovamento: "in luco sacro a. 1783 ara quadrata  LIIBRO. vicino a questa ara tra carboni e monete fu scoperto questo idoletto di bronzo con le gambe rotte, la cui figura però spiega il LIIBRO che è LIBERO". Per tradizione vengono attribuite al lucus altre due statuette ed una maschera femminile di bronzo di piccole dimensioni.

Terracotte: tra le oltre 150 terracotte votive attribuite al lucus Pisaurensis si trovano numerose teste e mezzeteste isolate e tutte velate (maschili, femminili variamente acconciate, una infantile) ed ancora più numerosi ex voto anatomici (maschere, braccia, mani, gambe, piedi, mammelle, organi genitali maschili e femminili). Sono inoltre presenti statue di piccole e grandi dimensioni (figure femminili e maschili, bambini in fasce) nonché animali domestici, zampe di animali, pesi da telaio ed un manufatto tronco-conico iscritto interpretato recentemente come terminus isoscelis.


 

Note

1. MARIA TERESA DI LUCA (a cura di), Il Lucus Pisaurensis

Alcuni degli ex voto in terracotta

Maschera muliebre, ex voto di terracotta, piede fittile destro, mammelle fittili votive, zampa bovina.

Bronzetto e cippi

Bronzetto votivo, cippo dedicato ad Apollo, Cippo dedicato a Mater Matuta
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