Ente Olivieri Pesaro

Piccoli bronzi rinascimentali e barocchi


«Fino dal 30 Giugno 1756 per dare un attestato di quell’amore che mi sono sempre fatto gloria di mostrare alla mia Patria, feci alla medesima donazione di tutta la libreria, che allora avevo, acciocché servir potesse per principio di una pubblica Libreria per uso e comodo dei miei Concittadini… Perciò confermando la donazione già fatta il dì sopradetto… ordino presentemente che alla medesima libreria d’intenda aggiunta tutta quell’altra e maggior quantità di libri si manoscritti che stampati che ho acquistati dopo, e che acquisterò fino alla morte mia, siccome ancora tutto il mio Museo di medaglie antiche così d’oro, e d’argento, come di metallo, di medaglie d’uomini illustri, di monete de’ bassi tempi; Idoli, Vetri, Avori, Bronzi, Intagli ecc. nel qual mio Museo restano comprese le lucerne antiche e tutte le altre antichità che radunate aveva l’immortale nostro Uditore Gio. Battista Passeri, il quale informato della mia volontà, volle unirle tutte alle mie acciocché abbia la nostra Patria in un sol luogo a uso pubblico tutto quello, che due cittadini nel tempo di loro vita hanno saputo ammassare».

Esponiamo in questa pagina le immagini e le didascalie dei bronzetti che l’Olivieri acquistò per il suo museo, che venne in seguito donato alla città di Pesaro. E’ probabile chele placchette rinascimentali e barocche furono acquistati durante i tre anni di permanenza dell’Olivieri a Roma, dove si affinò nel rapporto e nel confronto con altri studiosi di antichità, mentre con le ingenti risorse di cui dispone e con la protezione dello zio, il cardinale Fabio degli Abbati Olivieri cugino di Clemente XI, acquista per il suo museo preziosi reperti archeologici. La collezione fu ulteriormente ampliata negli anni successivi al suo rientro a Pesaro, nel 1730, ricorrendo anche ai mercanti dalmati che agivano sulle coste adriatiche¹.



1. Arpocrate

Dall'Antico

Nel bronzetto è raffigurato Arpocrate, dio–fanciullo egiziano, figlio di Iside e Osiride, il cui nome significa Horus fanciullo per distinguerlo da Horus  giovane, destinato a vendicare il padre ucciso dal di lui fratello Seth.

Il culto passato nel mondo classico muta l’iconografia egiziana in quella greco-romana di gusto ellenistico: così che il ciuffo di capelli stretto da un nastro sulla sommità del corpo trova riscontro nelle raffigurazioni di Eros, mentre la cornucopia è attributo acquisito dal mito di Dioniso.


2. Piccolo satiro

Padova, prima metà del secolo XVI

L’albero affatto privo di vegetazione, che si biforca perpendicolarmente con lieve modulazione del tronco come un corallo, rimarca il moto ascensionale del piccolo satiro che si arrampica sui suoi rami, poggiando le zampe caprine su quelli in basso ed allacciandosi a quelli alti per non cadere e per osservare, interrotto il gioco, oltre il limite angusto della sua statura.

Come per molti bronzi usciti a Padova dalle officine di Desiderio da Firenze, di Severo da Ravenna, del Riccio, la lettura è da approfondire nei valori iconologici e ciò vale particolarmente per queste piccole immagini di satiri, presenze indefinite, ambigue nella natura bestiale ed umana, a volte evocanti episodi di sfrenata libertà, ma più spesso fissati in espressioni di velata gravità.


3.-4. Coppia di Nereidi

Severo da Ravenna

I due bronzetti, ritrovati nei magazzini del museo nel 1975 dal Brancati che li pubblica soffermandosi <>, rimandano all’arte poetica delle botteghe padovane, dove frequentemente personaggi del mondo mitologico vengono evocati nella loro natura ambigua con disinvolto intellettualismo  o con grottesca ironia.

Naiadi trasformate in doppieri, con il corpo addentato dai delfini le cui code si attorcono alle braccia delle ninfe levate in alto per sorreggere i candelieri, sono presenti i varie collezioni. Alcune variati, tutte diverse tra loro, sono state studiate dal Blode, dal Planiscig, al Pechstein.



5. Leone

Italia Settentrionale (Venezia?), inizio secolo XVI

La derivazione dall’antico sembra sicura, come è rilevabile da alcune raffigurazioni simili di leoni su gemme ed anche su rilievi di ampie dimensioni, si cita per tutte il grande marmo sullo scalone di Palazzo Barberini a Roma.



6. Toro

Toro

Bottega di Giovanni Francesco Susini (1575 ca. - 1653)

Piccole statue in bronzo raffiguranti un toro sono numerose nel mondo classico e sono forse da considerare in rapporto al culto di Apis che, legato a quello di Serapide, ebbe grande rilievo nella religione greco-romana. Durante il rinascimento il piccolo toro in bronzo viene riproposto altre volte, ma solo con il Giammbologna riacquista il valore monumentale, malgrado l’esiguità delle proporzioni, raggiunta dai piccoli modelli classici.



7.-8. Due Angioletti

Venezia, maniera di Niccolò Roccatagliata (do. 1593 - doc. 1636)

I numerosi angioletti di Nicolò Roccatagliata che ornano i candelieri da muro e da altare in S. Giorgio Maggiore a Venezia (1594 e 1598) assieme a quelli che agiscono nel dossale con l’Allegoria della Redenzione  in S. Moisè (1636), opera questa condotta assieme la figlio Stefano, hanno motivato l’assegnazione allo scultore di una troppo estesa teoria di bronzetti raffiguranti dei putti. La tipologia comune di queste figure è definita dalla capigliatura divisa in tre bande, dalle guance gonfie, dal naso appena pronunciato, dalle palpebre spesse, dalle forme tondeggianti del corpo, sulle quali la luce trascorre piacevolmente: un modulo seguito a Venezia non solamente dal Roccatagliata, ma che, comunque, gli sopravvivrà a lungo come genere. La tipologia ed il motivo vagamente bacchico accomunano tutti questi bronzetti, anche se diverse sono qualità e dimensioni.



9.-10. Due picchiotti

Italia, sec. XVII

Sul battente, incernierato sulla borchia di attacco a forma di mascherone virile, due putti sorreggono faticosamente uno stemma. Ampie volute di fogliame ed una piccola testa grottesca completano il battente. I putti sono eseguiti ad altorilievo senza fondo.
La collocazione della coppia di picchiotti sul portone di Palazzo Almerici esclude la provenienza dalle raccolte dell’Olivieri e permette di datarla con una certa sicurezza al secolo XVII, mentre lo stemma mediceo lascia intendere una diversa destinazione originaria e la riutilizzazione. Discusse sono l’origine e la datazione dei bronzi poiché il modello è stato ripetuto frequentemente anche in tempi diversi.


11. Testa muliebre

Venezia, secolo XVII

 

La realizzazione sommaria non permette di precisare la paternità del bronzetto.



12. Diomede e il palladio

Officine del palazzo di S. Marco, Roma sec. XV

 

Diomede è raffigurato seduto, ignudo di profilo verso destra, in atto di levarsi da un’ara ornata da una ghirlanda: nella mano destra ha una spada e nella sinistra, coperta da un mantello, il Palladio.

La placchetta è la riproduzione di un intaglio su calcedonio eseguito da Dioskourides attorno al 30 a.C., oggi disperso; lo stesso tema in antico è proposto da una scultura proveniente da Ercolano nel Museo Nazionale di Napoli.

13. Ermafrodito

Officine del Palazzo di S. Marco, Roma sec. XV

 

Ermafrodito seminudo è presso un albero, sdraiato con la testa appoggiata al braccio sinistro, un erota gli accarezza l’altro braccio e gli fa vento. Ai lati due eroti suonano la siringa e la cetra. Esergo vuoto. Il rilievo deriva da una gemma classica nota in più esemplari, l’originale perduto è stato attribuito a Sostratos.


14. Ermafrodito

Officine del Palazzo di S. Marco, Roma sec. XV

 

Presso un albero Ermafrodito, seminudo, è sdraiato verso sinistra con la testa appoggiata al braccio destro; presso a lui è un erota che gli fa vento e gli accarezza il braccio; ai lati due eroti, uno suona la siringa, l’altro la cetra. La placchetta deriva sicuramente da una gemma classica, e il piccolo rilievo di Pesaro, inedito, è l’unica preziosissima testimonianza di questa gemma di cui s’ignora la collocazione e dalla quale non sembra siano state tratte altre copie in bronzo.


15. Apollo e Marsia

Officine del Palazzo di S. Marco, Roma sec. XV

 

 

A destra è Apollo, stante con lira e plettro, verso di lui si volge Olympos,inginocchiato al centro. A sinistra presso un albero, dai cui rami pende la custodia dei flauti, è Marsia con le mani legate dietro la schiena, seduto sopra una pelle, sulla quale sono poggiati due flauti. Le tre figure sono nude, solo le ginocchia di Apollo sono coperte da un mantello. Linea di esergo. Il piccolo rilievo di Pesaro è una delle numerose placchette dedicate ad Apollo ed allo sconfitto Marsia secondo un modulo evocativo desunto da antiche gemme, a volte anche per calco. Il maggior numero di placchette sembra derivare da una corniola conservata nel Museo Nazionale di Napoli; la gemma è attribuita a Dioskourides, un artista caro ad Augusto, che intende così celebrare la divinità prediletta dall’imperatore. L’iscrizione LAV: R. MED. Apposta sulla corniola è da riferire a Lorenzo il Magnifico ch’ebbe ad includerla nelle sue collezioni.



 

16. Centauro

Firenze, Sec XV

Centauro, di profilo verso destra, con il dorso coperto da una pelle di leone; stringe nella mano sinistra un candelabro, con la destra regge sulle spalle un cratere. Esergo vuoto. La placchetta deriva da un cammeo in sardonica del Museo Nazionale di Napoli, ritenuto per la finezza d’esecuzione e per le dimensioni uno dei più notevoli del mondo classico. L’abilità nella lavorazione e nello sfruttare la diversa tonalità della pietra, sono ad isolare la scura figura del centauro dal fondo bianco, si associa ad un’approfondita ricerca di monumentalità, che induce il Giuliano a ritenere l’autore operante in piena età imperiale, nel II secolo dopo Cristo, in una bottega classicistica, probabilmente romana.




17. Busto di Fanciulla

Officine del palazzo di S. Marco, Roma sec. XV

 

Busto di fanciulla di profilo verso destra, i capelli sono ornati da una ghirlanda (di edera?), lo sguardo è rivolto verso l’alto. La placchetta deriva da una gemma, di cui si ignora l’attuale collocazione, prossima come raffigurazione a quella proposta su una sardonica del British Museum, dove la testa di una giovane donna, forse Arianna, è ornata di fiori e volta verso l’alto.




18. Timete e Turno (o Achille e Troilo)

Italia, Secolo XV

Un cavaliere, su un cavallo lanciato verso sinistra, viene trattenuto per i capelli da un guerriero a piedi con elmo e scudo; un altro scudo è abbandonato a terra a sinistra. La placchetta deriva da una gemma antica, che segue il modulo iconografico della Amazzonomachia. Il soggetto è stato indicato come “Sue uomini che combattono”, “Scena di Battaglia”, “Cavaliere numida vinto”, “Marte”, “Timete e Turno”, “Troilo e Achille”.


 

19. Giulia

Italia, secolo XV

 

Il ritratto utilizza i moduli della monetazione romana, perseguiti anche nell’iscrizione che permette di identificare la fanciulla ritratta come Giulia, figlia di Cesare. Pompeo Magno nel 59 appoggiò §Cesare, che fu eletto console: l’accordo tra i due triumviri fu rafforzato dal matrimonio di Pompeo e Giulia.



20. Athena

Roma o Firenze, sec. XV (?)

 

Testa di pieno profilo a destra, con elmo corinzio senza cimiero. Iconograficamente il piccolo rilievo rientra nell’ampio gruppo di gemme e di placchette alternativamente interpretato come Atena o come Alessandro il Grande. Iconograficamente il piccolo rilievo rientra nell’ampio gruppo di gemme e di placchette alternativamente interpretato come Atena o come Alessandro il Grande. Il rilievo deriva da una gemma non identificata, prossima per semplicità e purezza di espressione ad un piccolo cammeo di età augustea in onice bianco su fondo grigio, conservato a Roma nei Musei Capitolini. La stessa immagine di Atena ricorre altresì su numerosissime monete greche, dove il profilo della dea presenta lo stesso taglio essenziale d’impostazione della placchetta di Pesaro.




21.-22. Giulio Cesare (due copie)

Italia, sec XV

 

Busto verso destra di Cesare laureato; la tunica è trattenuta sulla spalla da un fermaglio. A sinistra il lituus, a destra una stella e l’iscrizione DIVI·IVLI. Il modulo celebrativo è certamente ripreso dall’antico.



23. Trionfo di un eroe

Arte lombarda, sec. XV

Un guerriero nudo, armato di lancia e scudo, è in piedi su un carro trainato da una coppia di cavalli trattenuti da due staffieri. Bordo cordonato, esergo vuoto. Il milizie avvicina la placchetta al trionfo di Sigismondo Malatesta, uno dei bassorilievi marmorei di Agostino di Duccio nel Sarcofago degli antenati e dei discendenti di Sigismondo nel Tempio Malatestiano di Rimini, rimarcando nelle due opere la somiglianza dei cavalli e del conduttore del carro e giungendo a considerarle dello stesso autore.


24. Attila

Italia settentrionale, fine sec. XV

 

Busto virile di pieno profilo a destra. Il viso ha lineamenti marcati; naso affilato, orecchia appuntita, barba e capelli scomposti, corna caprine. La vesta è una pelle di capra. Originariamente il rilievo doveva rappresentare Pan, l’iscrizione su una variante della placchetta e sull’eguale medaglione marmoreo della facciata della Certosa di Pavia ha determinato l’identificazione del personaggio dai lineamenti da demone o da satiro come Attila. Anche una medaglia, intorno al 1550, riporta il profilo con l’iscrizione ATTILA REX e presenta sul rovescio una veduta di Aquileia.


25. Scena Marittima

Cristoforo Foppa detto il Caradosso (not. dal 1475 - 1526/27)

A sinistra sulla riva del mare un pescatore, seduto su una roccia, regge una canna ed una nassa; a destra due uomini si spogliano. In mare una barca dall’alto pennone con alcuni marinai, tra le onde si intravede la testa di un nuotatore. Ai lati sono delle rocce, sul fondo le mura merlate di una fortificazione.

 

26. Centauro e Lapita

Italia settentrionale, fine sec. XV - inizio XVI

Un guerriero galeato con scudo e lancia, a terra, si difende dall’assalto di un centauro che solleva un masso per colpirlo.

 

27. Giulia

Italia, secolo XVI

Busto femminile di pieno profilo verso destra, entro cornice a ghirlanda. Iscrizione IVLIA•C•C•F•POMP•VX, imitazione rinascimentale dall’antico.

 

28. Tre soldati

Pseudo melioli

Due soldati armati di lancia marciano verso sinistra, con loro è un cavaliere; tutti portano elmi ornati da alte piume.

29. Scena allegorica

Pseudo Melioli

A sinistra un giovane, seduto sopra una corazza, dorme con la testa appoggiata sulla mano destra; al centro un uomo, nudo con elmo piumato, avanza verso di lui recando uno scudo a forma di tartaruga ed una lancia ornata da due ali; a destra, sopra un piedistallo, una statua di Amore con arco e freccia. Esergo vuoto. Il rilievo viene interpretato dalla critica come un giovane cacciatore ed un baccante, un giovane guerriero ed un baccante, un guerriero ed un uomo addormentato, mentre il Pope-Hennessy, pur definendolo vagamente una scena allegorica, lo ritiene allusivo al sogno di amore e di valore del giovane assopito sulla sua corazza.

 

30. Giudizio di Salomone

Pseudo Melioli (?)

Al centro Salomone con lo scettro è seduto sul trono, avanti a lui vi è il neonato morto; sulla sinistra due madri guardano il re; sulla destra un soldato solleva la spada per colpire l’altro neonato reppo per un piede.

 

31. Ratto di una donna

Maestro M.C.

Un uomo, su un cavallo al galoppo verso sinistra, rapisce una donna che un vecchio tenta di trattenere; i tre personaggi sono nudi. Nell’esergo scarsamente leggibile il monogramma M C. La placchetta è l’unica segnata con il monogramma di quest’artista attivo fra la fine del secolo XV ed il principio del XVI.

 

 

32. Ninfa dormiente e due satiri (allegoria della virtù?)

Pseudo Fra Antonio da Brescia

A sinistra presso un pilastro è una fanciulla dormiente, seminuda, con in grembo due fanciulli. Dall’altro lato avanzano due satiri, uno solleva un lembo del manto della fanciulla, l’altro reca un ramo fronzuto. Dietro al centro, un albero. Sul pilastro (o ara?) l’iscrizione VI/R/TVS.

 

33. Il giudizio di Paride

Maestro Io.F.F.

A sinistra Paride, seduto sotto un albero, porge il pomo a Venere, che tende la mano per ricevere il premio. Dietro sono Giunone e Minerva, che, armata di lancia e scudo, solleva in alto nella destra un oggetto imprecisato (una spada o una testa di serpente dalla lingua fiammeggiante?). Nel cielo è Cupido. Esergo vuoto.

 

34. Sacrificio di Marco Curzio

Maestro Io.F.F.

Al centro in basso Marco Curzio, presentato di schiena, si getta con il cavallo nella voragine; in secondo piano otto soldati, fra i quali un alfiere ed un cavaliere, sono disposti ai lati di un tempietto sormontato da una cupola da cui pende una lampada. In basso a sinistra una testa virile. Marco Curzio: figura leggendaria, nel foro si apre voragine, i sacerdoti dicono che bisogna gettare dentro i beni più preziosi, Marco Curzio si butta armato e a cavallo visto che secondo lui per un romano le cose più preziose sono il valore e il coraggio.

 

35. Assemblea degli dei

Maestro Io.F.F. (Attribuito a)

Al centro in piedi Venere, raffigurata frontalmente, reca una fiaccola; ai lati, di profilo, sono Ercole, con la pelle del leone nemeo, e Giove, con lo scettro sormontato dall’aquila. In primo piano sono Vulcano, seduto presso l’incudine (poggiata su una base finemente ornata con due figure umane) e con il martello levato in alto; Mercurio, rappresentato di spalle con l’elmo ed il caduceo; infine Marte, con l’elmo ed assiso sull’armatura, piegato ad accarezzare il piccolo Amore allacciato alle sue ginocchia. Giove è coperto da un ampio manto, gli altri dei sono nudi. Esergo vuoto.

 

 

 

36. Vulcano fabbrica le armi di enea

Padova, inizioo sec. XVI

A destra Vulcano presso l’incudine forgia un elmo, sull’altro lato Enea, che reca la corazza appesa alla lancia, riceve lo scudo da Venere alata; i tre personaggi son nudi. Sul davanti due cavalli si abbeverano ad na sorgente. Piccolo bordo scanalato.

37. Diana

Italia settentrionale, (Padova?), sec. XVI

Busto femminile di profilo a sinistra; i capelli sono ornati da un diadema, la veste drappeggiata è trattenuta in alto da un nastro e dalla cinghia della faretra, che compare alle spalle della figura assieme all’estremità superiore dell’arco. Esergo irregolare vuoto. Il rilievo è considerato generalmente imitazione o derivazione dall’antico della fine del secolo XV oppure della fine XV –inizio XVI.

 

 

38. Busto di Giovane

Italia, principio XVI secolo

Busto di ragazzo verso destra. Il viso è di pieno profilo, tra i capelli lunghi e arricciati compaiono delle corna di ariete; la tunica è trattenuta da un fermaglio sulla spalla destra. Il ragazzo potrebbe rappresentare Giove Ammone oppure Alessandro Magno.

 

39. Un cavaliere

Italia, sec XVI

 

Cavaliere nudo su un cavallo al passo verso sinistra. La testa dell’uomo è volta indietro, il braccio sinistro è levato in alto. Esergo vuoto. Placchetta inedita che si ispira alla monetazione greca ed ellenistica. Come pomo di spada il piccolo rilievo, entro un bordo lavorato, è presente nella raccolta di armi del Museo di Castel. S. Angelo a Roma.

 

 

40. Figura allegorica

Valerio Belli (1468 - 1546)

Figura femminile che cammina verso destra alzando un velo davanti al viso. Placchetta inedita di cui non si conoscono altri esemplari.

 

41. Venere Celeste

Valerio Belli

Figura femminile alata di profilo, in cammino verso destra con un globo stellare fra le mani; davanti a lei vola una farfalla. Una fiaccola accesa, adorna di un nastro, è infissa a terra. Esergo vuoto; bordo profilato.

 

42. Euterpe (?)

Valerio Belli

Fanciulla vestita di una tunica fluttuante al vento, suona un lungo flauto e cammina verso destra preceduta da un fanciullo, che tiene per mano, recante dei fiori. Esergo vuoto.

 

 

43. La pace

Valerio Belli

Figura femminile in piedi, verso destra che accosta una fiaccola ad un trofeo di armi. Nella mano destra reca un ramo di ulivo. Esergo vuoto.

 

44. Elena di Troia

Valerio Belli

Busto di giovane donna di pieno profilo a destra. I capelli sono acconciati in ampie bande con ciocche libere sulla nuca, la veste è fermata sulla spalla destra. La placchetta è una derivazione dalla medaglia di Valerio Belli con il busto di Elena nel diritto ed una raffigurazione della Concordia nel verso.

45. La continenza di Scipione (?)

Valerio Belli

 

Su una predella al centro un guerriero indica ad un uomo una fanciulla accompagnata a una donna. In secondo piano un uomo ed una donna recano vasi con doni. Nell’esergo VA·VI·F. Cornice profilata.

46. La continenza di Scipione

Valerio Belli

 

Al centro su una predella Scipione l’Africano si volge ad una donna a sinistra indicandole un giovane inginocchiato sull’altro lato. Dietro alla fanciulla sono due donne che recano dei vasi, dietro al giovane due uomini, uno dei quali è armato e si appoggia ad una lancia. Sulla predella l’iscrizione …SCIP…nell’esergo VALE·VI·F. Cornice profilata.

47. La deposizione

Valerio Belli

Al centro Cristo morto è seduto sul sepolcro sorretto da Giuseppe d’Arimatea. Sulla sinistra Maria è inginocchiata davanti al Figlio, dietro il gruppo degli apostoli e delle pie donne. In alto due angeli sorreggono una corona. Nell’esergo in una targa: HVIVS•LIVORE / SANATI•SUMUS. Sulla linea dell’esergo VALERIUS•F. Cornice profilata.

48. Busto di uomo

Valerio Belli (modi di)

Busto di uomo di profilo a destra; la veste ampiamente drappeggiata è fermata sulla spalla destra. Ritratto d’impostazione classica, tipico dell’arte di Valerio Belli.

49. Cleopatra

Valerio Belli (modi di)

Busto di donna di profilo a destra. I capelli annodati sulla nuca sono ornati da una ghirlanda, la veste è trattenuta da un fermaglio sulla spalla destra; sopra il seno vi è un serpentello.

50. Pan e Siringa

Giovanni Bernardi da Castelbolognese (1496-1553)

Un uomo porge una siringa ad una donna leggermente piegata in atto di suonarla, entrambi sono nudi e poggiano un piede su un gradino al centro. Dietro l’uomo si scorge una testa di animale. Il soggetto, dubbiosamente, è stato individuato come Pan, in aspetto umano, con la ninfa Siringa, come Pan e Dafne, come Polifemo e Galatea.

51. Nerone -52. Vespasiano -53. Domiziano

Italia settentrionale, sec. XVI

Testa laureata in pieno profilo a destra (Nerone); testa di pieno profilo a sinistra (Vespasiano e Domiziano). I ritratti di Nerone, Vespasiano e Domiziano appartengono ad una serie di placchette dedicate ai Dodici Cesari; nella versione originale i profili sono compresi in medaglioni ovali, che vengono ripetuti a partire dal Cinquecento da serie assai simili, a volte con il nome degli imperatori, inciso o a rilievo, riportato in modo errato.

54. San Marco

Venezia, Sec. XVI

Raffigurazione zoomorfa dell’evangelista Marco come leone con ali e nimbo. L’attributo del libro, aperto, è retto dalla zampa anteriore destra. Esergo vuoto.

55. Guerriero

Italia settentrionale (Venezia?), fine sec. XVI

Busto di uomo con lunga barba, indossa una veste allacciata a destra che lascia scoperta la spalla sinistra; sul capo ha uno strano elmo, ornato sul davanti da un mascherone e rifinito dietro da un ramo d’alloro. Entro sottile cornice, rotta in alto.

 

 

56. La prudenza

Italia, sec. XVI

In un paesaggio alberato una figura femminile stante regge con la sinistra, sulla quale si avvince una serpe, uno specchio; dietro è un cavallo. Iscrizione in alto PRVDENCIA; incerta è la presenza nella zona esergale di tre lettere: O…C(?). Lieve bordo. Il piccolo rilievo sembra appartenere ai modi di un artista italiano, anche se lo stesso modulo iconografico ricorre nell’area tedesca. Inedito, non se ne conoscono altri esemplari.


57. Luigi XIV

Antonio Travani (1661? - attivo 1692)

 

Luigi XIV, con armatura all’antica, stringe nella mano destra il bastone di comando, monta un cavallo lanciato a galoppo verso destra sulle rocce. Iscrizione: HAC ITER AD SVUPEROS. Leggero bordo.

58. Busto di Cristo / I Santi Francesco e Carlo

Italia, sec. XVII

Busto di Cristo, con corona di spine, di pieno profilo verso sinistra. In giro iscrizione: SAL[VATOR] MVN[DI]. Nel rovescio busti affrontati di Francesco d’Assisi e di Carlo Borromeo. In alto, entro un’aureola raggiata, la colomba dello Spirito Santo. Nell’esergo: S. FRANCESO / S. CARLO.



59. La Giustizia (?)

Italia (?), sec. XVII

Figura femminile seduta, con la sinistra solleva una bilancia e con l’altra mano sorregge una colonna. Doppio cerchio perlinato con in mezzo l’iscrizione: IN OMNIBVS EGO; nell’esergo: MDCXXXVIII. Gli attributi della figura allegorica sono riferibili sia alla Giustizia che alla Fortezza; l’incertezza sull’identificazione del tema è accresciuta dalla difficoltà di lettura degli oggetti posti sui piatti della bilancia.

 

 

60. Placchetta Votiva

Venezia, sec. XVIII

Iscrizione:     IO•ZVANE• / FEDELI•FACO• / VOTO•A•D°, E•Mᵅ, DE / NO•GIOCAR•PIV•ALA / BASETA•IN•VITA / MIA. Il gioco della bassetta, perseguito con bandi in altre città italiane, trovò larga diffusione a Venezia, dove la Repubblica, dopo aver tentato invano di contrastare il vizio del gioco, cercò di limitarlo regolamentandolo con leggi e permettendo che si svolgesse dal 1638 nel Ridotto del palazzo di Marco Dandolo a San Moisè.

61. Giudizio di Paride

Germania centrale o meridionale, metà sec. XVI

Sul davanti Paride è addormentato presso un albero, verso di lui si volge Mercurio con elmo e caduceo. Sul fondo a sinistra sono le tre dee.

 

 

62. Muzio Scevola

Germania, sec XVI

Figura di guerriero presentato frontalmente in piedi con il volto a destra; indossa un’armatura completa di elmo piumato, a destra regge la spada e lo scudo, l’altra mano è stesa su un braciere.

63. Busto di imperatore romano

Germania, sec. XVI

Busto di imperatore coronato verso destra; sulla guancia è un neo, la tunica è trattenuta da un fermaglio.

64. Cristo Portacroce

Augusta, fine sec. XVI

Cristo, con il nimbo, è raffigurato mentre cammina verso destra recando sopra le spalle la croce, che sorregge con entrambe le mani.


 

Note

1. PIETRO CANNATA, Piccoli Bronzi Rinascimentali e Barocchi del Museo Oliveriano di Pesaro, in Studia Oliveriana (Serie II 1981-2000), Vol. VI-VII.

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