Ente Olivieri Pesaro

I Lari

Larario Puerile
Larario Puerile (Cliccare per allargare)

Il Larario Puerile è gruppo di piccoli oggetti di stagno, datati alla seconda metà del II sec. D.C., comprendente due statuine di divinità femminili (Venere, Minerva), una figura maschile a cavallo, tre are cilindriche, alcuni oggetti di arredamento ed una serie di suppellettile. Sono inoltre comprese nel gruppo due lucerne fittili, mentre molto probabilmente non ne fa parte una terza statuetta raffigurante Venere, conservata nel Museo ma non elencata dall’Olivieri, che presenta caratteristiche particolari sia per la fattura, sia per la qualità del metallo.

Secondo l’Olivieri si trattava di giocattoli per bambini i quali «venendo essi a morte con loro si racchiudevano nello stesso sepolcro i lor giocolini». E’ anche possibile che fossero piccoli larari  (dal lat. Lares, “focolare”, sono gli spiriti protettori della famiglia e delle sue attività), oggetti di culto domestico, che venivano dedicati in luoghi sacri¹.




Venere

La statuina raffigura un tipo di Venere nuda, con il manto avvolto intorno ai fianchi, stante sulla gamba sinistra, con la destra appena spostata indietro. Il busto è sottile, i seni appuntiti e ravvicinati; l’ampio arco del fianco contribuisce a dare slancio al corpo e l’accentuata curva laterale è compensata sulla destra dagli svolazzi del panneggio che, diramandosi da un nodo, ricade con poche pieghe verticali al centro, altre oblique lungo la gamba destra, mentre sulla sinistra la stoffa è liscia e aderente. E’ difficile riconoscere in questa riproduzione artigianale la derivazione da un prototipo poiché è evidente che non ci si può richiamare né all’Afrodite di Rodi, né al tipo di Agen o all’Afrodite di Pontia.



Minerva

Su una base base cava, di forma pressoché ovale, è figurata una Minerva stante sulla gamba destra e con la sinistra leggermente flessa, vestita di un lungo chitone cinto alto alla vita, con ampio kolpos il cui bordo ondulato sembra piuttosto, per la difficoltà della modellazione, un orlo terminale. La figurazione risale a tipi tardo-ellenistici quali l’Athena di Cirene ed un bronzetto dell’Antiquarium di Berlino.



Cavaliere

In questo caso la figura è presentata di profilo: sono ugualmente rese le due facce, sicché la visione risulta ambivalente. Del cavallo, che ha la zampa anteriore destra sollevata e piegata, si vedono chiaramente  i finimenti sul dorso e le briglie, tenute dal cavaliere con la mano sinistra, essendo l’altro braccio spostato indietro, nell’atto, si penserebbe, di impugnare una lancia. Il cavaliere è bardato, indossa una corta tunica ed alti calzari. E’ probabile che sia  tratto della raffigurazione di un imperatore, anche se è impossibile stabilire di chi si tratti esattamente.



Tre arule cilindriche

Le tre arule sono formate da due lamine curve, unite verticalmente, e da un disco che chiude superiormente l’arula, cava all’interno. La parte inferiore è aperta e posa sul margine irregolare della parete, un po’ allargato in fuori. La faccia superiore è decorata da una rosetta centrale a dieci petali, compresa da una fascia a sbaccellature che corre intorno al limite esterno; altre sbaccellature verticali ornano la parete, tra un sottile listello ed una fascia a punti rilevati.



Tavolino

Il tavolo a tre piedi ricurvi, con piano circolare liscio, decorato semplicemente da un cerchio in rilievo intorno ad un punto centrale, è un tipo di mensa delphica, molto diffuso in epoca greca, a partire dal IV sec., ed in età romana.



Candelabro

Il candelabro è di tipo molto semplice, con un lungo stelo tortile, su tre piedi, sorreggente un piatto circolare decorato sulla faccia superiore da un cerchio a rilievo intorno ad un punto centrale.





Tre patere con manico

Le patere hanno forma tronco-conica, fondo piatto, decorato esternamente da doppio anello intorno ad un punto centrale rilevato o soltanto da quest’ultimo.




Tre vassoi ovali

I vassoi hanno basse pareti oblique su fondo piatto, decorato all’esterno da un doppio cerchio centrale e da una linea rilevata intorno al margine; internamente la superficie piana comprende un elegante disegno, in cui doppie volute si contrappongono ai lati di un doppio cerchio centrale puntinato. Le anse triangolariformi, con orlo ondulato, sono decorate da sottili viticci sorgenti dal bordo a modo di palmetta.



Piatti biansati

a) Quattro piatti a pareti molto aperte, con superficie modanata a sbaccellature radiali, concave internamente e convesse all’esterno;

B) patera ad ampio fondo piatto decorato da un motivo stellare che racchiude un fiore ad otto petali;

C) recipiente biansato simile ai precedenti per la decorazione a baccellature cave intorno ad un motivo spiraliforme, ma a corpo tronco-conico.



Due oinochoai

Si tratta di una coppia di vasi per versare il vino o l’acqua, a corpo pressoché biconico, internamente cavo, eccettuata la zona comprendente il collo, che risulta a fusione pienta.



Fruttiera

Trattasi probabilmente di una fruttiera il cui piede, ora mancante, è indicato dalla presenza sul fondo del foro per l’attacco.



Piccolo paiolo

Il corpo campaniforme è decorato esternamente da strigliature, il fondo risulta un poco rilevato e l’orlo svasato in fuori.




Lucerna fittile

Esemplare miniaturistico del tipo a canale aperto; senza ansa con due borchie sulla spalla, foro al centro del disco ed altro forellino sul canale; ha un anello in rilievo intorno al fondo, non è firmata. Questo tipo di lucerna incomincia a trovarsi, a canale chiuso, in età flavia; intorno al 100 d.C. viene diffuso dalle officine Forstis il tipo a canale aperto, ce continua per tutto il II sec. fino agli inizi del III.



 

Venere

Venere
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Seconda Venere

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Minerva

Minerva
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Cavaliere

Cavaliere
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Arule cilindriche, tavolino e lucerna

Tre arule cilindriche
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Piatti biansati, patere, vassoi e fruttiera

Piatti biansati
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Oinochoai

Oinochoai
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Note

1. LILIANA MERCANDO, Il «Larario puerile» del Museo Oliveriano di Pesar, in Studia Oliveriana (Serie I 1953-1972), Vol XIII-XIV, pp. 129-150.

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