Ente Olivieri Pesaro

Le epigrafi cristiane

Nel cortile di Palazzo Almerici, sede della biblioteca e dei musei oliveriani, sono esposte alcune epigrafi sepolcrali cristiane provenienti da Roma, che Annibale degli Abbati Olivieri e Giambattista Passeri acquisirono direttamente sugli scavi e dalle rivendite antiquarie, per poi trasferirle a Pesaro tra il 1735 e il 1756. Assai frequenti negli anni giovanili, gli acquisti romani dell'Olivieri si diradarono in seguito, ma non scemarono mai del tutto nemmeno negli anni della maturità quando, per sua esplicita dichiarazione, egli avrebbe rivolto ogni interesse a collezionare le lapidi romane della propria città e della VI regio. Nulla invece sappiamo sui tempi e sui modi delle compere del Passeri, mancando notizie precise; tuttavia diversi indizi fanno presumere che anch'egli avesse raccolto le iscrizioni all'incirca nello stesso periodo dell'Olivieri, con acquisti forse più assidui e facilitati dai suoi saltuari soggiorni a Roma. A queste considerazioni va poi aggiunto che le ricerche di materiale epigrafico a Roma da parte dell'Olivieri e del Passeri si fecere senz'altro sporadiche dopo il 1756, anno in cui i due studiosi decisero di donare le loro raccolte al comune di Pesaro¹ (cliccare sulle immagini per allargare).

 

 

 

 

 

Asella

Lastra di marmo bianco in due pezzi ricongiunti, con diffuso annerimento superficiale a causa dell’esposizione esterna. Trovata nel cimitero di Ciriaca nel 1765 e portata a Pesaro dal Passeri o dall’Olivieri, è ora affissa alla parete III specchio A del cortile.

 

Asa(e)˹a˺ in p(ac)e que(vit) a(nnorum) XXX me (!)

Benem(e) ˹r˺e(nti) Cristo p˹a˺ce soro (!)

Bene sodus pace soro (!)

De(posita) I(dus) ulias (?).

 

Croce monogrammatica in corona al margine sinistro. L’iscrizione è quasi completamente incomprensibile poiché, secondo la plausibile ipotesi del Ferrua, il lapicida avrebbe frainteso il testo di una minuta redatta da altri in minuscolo corsivo. Lo scalpellino, dopo aver inciso per intero la seconda linea, volle riscriverla sulla terza, tentando vanamente di conferire un senso compiuto al pasticcio, in cui le poche parole intellegibili si riducono al nome della defunta, alla formula sepolcrale e all’indicazione dell’età, col numero degli anni alla riga 1.

 

 

 

 

 

Aelia

Lastra di marmo grigio, mutila a destra, picchettata in basso e con due cavità sul margine sinistro, evidentemente prodotte da una precedente in grappatura. Trovata nel cimitero di Domitilla tra il 1741 e il 1744 e portata a Pesaro dal Passeri o dall’Olivieri.

 

Aelia(e) Ienuarie fil[iae --- ]

Et Martio marito et[ --- ]

Qui fecerun in [coniugio ---]

Dies XL; que Ienuaria [ --- ?]

Bixit annis XVII, me(nsibus) VIIII [--- ?]

Parentes bene mer[entibus --- ].

 

La dedica è stata posta dai genitori per la figlia Aelia Ianuaria e per il genero Martius. La lacuna in corrispondente del margine destro non consente di precisare l’attributo, probabilmente affettivo, dopo il termine filiae alla 1. 1

 

 

 

Vitalis et Florentius

Lastra di marmo bianco, priva dell’angolo inferiore sinistro e con qualche scheggiatura ai bordi. Trovata nel cimitero di Domitilla o Callisto in anno e circostanze ignoti e portata a Pesaro dal Passeri o dall’Olivieri.

 

Dep(ositi) duo: Vitalis XI kal(endas) No(vem)br(es)

Et Florentius VIII kal(endas) No(vem)br(es),

In pace.

 

Interpunzione triangoliforme; croce monogrammatica e rozza raffigurazione di un uccello con rametto nel becco in corrispondenza della 1. 3. La dedica corredava il sepolcro bisomo di Vitlis e Florentius, tumulati rispettivamente il 21 e il 24 ottobre. Insolita è la sigla DEPP, indicante la doppia sepoltura.




Asellica

Lastra di marmo grigio con cornice a semplice solco e diffuso annerimento superficiale causato dall’esposizione esterna,. Trovata nel cimitero di Ermete in anno e circostanze ignoti e portata a Pesaro dal Passeri o dall’Olivieri.

 

Aselleca ignos,

palumba sine fel(le),

que vixit me=

ses X d(ies) XXI

 

Interpunzione tonda; edera esornativa nell’ultima riga. L’iscrizione rammenta i pochi mesi di Asellica con una formula comunemente impiegata per gli individui deceduto in tenera età. Degni di menzione il fenomeno di “fernassimilation” nel termine ignos impiegato in luogo di innox e la forma Aselleca per Asellica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Septimius Faustinus

Lastra di marmo bianco, corrosa e scurita dall’esposizione esterna. Trovata nel 1744 nel cimitero di Ermete o in quello di Callisto ma probabilmente acquistata dall’Olivieri sul mercato antiquario e da lui quindi trasferita nella sua raccolta pesarese.

 

Elia Ebetina facet Siptimio

Faustino coiuci meo, qui fe=

cit mecu(m) mieses VIIII. In illus me=

ses nobe irinta diibus sanus. Av=

i(it) annoru(m) XXXVII, mesoru(m) nobe; dul=

cis anima Faustene coniugalis,

quails ne inbentur fama isque.

 

Interpunzione tondeggiante irregolare; palmetta stilizzata sul lato sinistro. L’epigrafe dedicata da una Aelia Eventia a memoria del marito Faustinus, precisa la durata della sua vita e specifica che, durante tutto il periodo matrimoniale, egli godette buona salute per soli trenta giorni. Sembrano attribuibili a sviste del lapicida la mancata incisione dell’asta superiore della T di trinta in luogo di triginta e l’iterazione della I di diebus alla 1.4.

 

 

 

 

 

Stercorius

Lastra circolare di marmo grigio in tre pezzi ricongiunti, trovata nel cimitero di Saturnino in anno e circostanze ignoti e portata a Pesaro dal Passeri o dall’Olivieri.

 

Parentes

Secundinus et

Ermogenia

Filio suo Sterco=

rio en irene

c(um) p(ace) ann(orum) XVIIII.

 

Tracce delle linee di guida, edere esornative; in alto al centro la rozza raffigurazione di un uccellino. Nell’iscrizione, apposta dai genitori Secundinus ed Ermogenia al figlio Stercorius, figura alle II. 5-6 l’espressione greca traslitterata “en irene”, seguita dalla sigla della sua tradizione latina c(um) p(ace).




 

 

 

 

 

Severa

Lastra di marmo bianco resecata in basso e danneggiata da abrasioni superficiali. Trovata in un cimitero non identificabile lungo la via Salaria in anno e circostanze ignoti e portata a pesaro dal Passeri o dall? Olivieri.

 

Seberes filia

Urbica, ispiri=

tus tuus

in pace.

 

Tracce delle linee di guida; palmetta esornativa in basso a destra. La dedica appartiene a Urbica, figlia di una Severa che è indicata col genitivo in –es. Entrambi i nomi sono largamente attestati.

 

 

 

 

 

 

 

Mercurius

Lastra di marmo grigio in quattro pezzi ricongiunti, con diffuse erosioni e annerimenti superficiali causati dall’esposizione esterna. Trovata a Roma in anno, circostanze e sito ignoti e portata a Pesaro dal Passeri o dall’Olivieri.

 

Urso et Polemio cons(ulibus duobus), natus puer

Nomine Mercurius d(ie) IIII kal(endas) Aprili,

Depositus VII kal(endas) sept(embres). Qui vixit

Ann(os) XXIIII, m(enses) VII, d(ies) XV. Benem(erenti)

In p(ace).

 

Interpunzione varia a triangoli, tondi e virgole. L’epigrafe, correttamente edita dal Silvagni che emendò qua e là l’autopsia del De Rossi, ricorda il giovane Mercurius. L’indicazione della coppia consolare eponima accompagna la data di nascita anziché quella di morte, normalmente invalsa nelle iscrizopni funerarie cristiane: data che, come suggerì il De Rossi, dovremmo intendere riferita al giorno del battesimo di Mercurius, cioè il 28 marzo dell’anno 338. L’epoca non troppo avanzata rende ragione dell’aspetto redazionale del testo, privo di errori e di volgarismi, nel quale si osserva la peculiarità delle barrette trasversali sulle sigle d(ies) e m(enses).

 

 

 

 

 

Vigilia et Perpetua

Lastra di Bardiglio, scurita dall’esposizione esterna. Trovata a Roma in anno, circostanze e sito ignoti e portata a Pesaro dal Passeri o dall’Olivieri.

 

Vigil˹i˺ae v(irgini) (?) perpetue

Olibrio etProbino co(n)s(ulibus)

 

Croce monogrammatica all’inizio della 1. 1; al centr una rozza raffigurazione femminile. L’autencità della lapide fu messa in dubbio a causa dell’espressione v(irgini) perpetue, dell’aspetto iconografico, nonché delll’assenza di notizie specifiche relative alla lapide prima della sua introduzione nel museo. Tali riserve non paiono tuttavia decisive se si analizza bene l’aspetto paleografico e se si considerano, inoltre, sia la generalizzata lacuna informativa su buona parte del materiale lapidario Oliveriano, sia il ritegno dei falsificatori del XVIII secolo a corredare le loro copie con decorazioni che sarebbero state facilmente riconoscibili e smascherabili.

 

 

 

 

 

Leontie

Lastra di breccia resecata a sinistra trovata a Roma in anno, circostanze e sito ignoti e portata a Pesaro dal Passeri o dall’Olivieri.

 

[---]Leontie virgini

[---]co(n)s(ule)

 

La lastra sepolcrale della vergine Leontia recava anche il nome dei consoli, ma la mancanza di buona parte del testo sul lato sinistro impedisce di conoscerli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Curvus quaestor

Grosso blocco di arenaria trovato in sito e in periodo ignoti, ma verosimilmente non molto prima del 1946, anno durante il quale venne murato e dove tuttora si trova. Il frammento è la parte centrale di un titulus su opera pubblica, eretto da un --- L.f. Curvus forse ancora sul finire dell’età repubblicana, che doveva svilupparsi in larghezza e per un numero di righe non superiore alle due superstiti. Tenendo conto del verbo locav[it], si pensa che il personaggio in questione fosse un questore, per cui una possibile integrazione sarebbe la seguente:

 

[---] L(uci) f(ilius) Curv[us] q(uaestor) murum (?)

ex d(ecurionum) d(ecreto) reficiend(um) (?) locavi[t idemque probavit]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vitalis

Frammento marmoreo superstite di una lastra sepolcrale scoperta tra il XVI e il XVII secolo nel suburbio pesarese presso Monte Imperiale. Grazie alla trascrizione che fece l’erudito Sebastiano Macci prima che l’epigrafe andasse dispersa, e la messa a confronto con iscrizioni di reperti simili, è stato possibile dare il seguente scioglimento:

 

D(is) M(anibus)

Decimia

Marcella

Taurisco

Vitali co=

iugi dulc=

issimo q=

ui mecum

convixit an=

nis vicinti se=

pte (!) menses

tres per cui=

us beneecio (!) e=

t benignitate i=

npar fui b(ene) m(erenti) p(osui)

 

 

 

 

 

Note

1. GIOVANNI MENNELLA – GIOVANNELLA CRESCI MARRONE, Iscrizioni cristiane di Roma nel Museo Oliveriano, in Studia Oliveriana (Serie II 1981-2000), Vol. II-III, pp. 99-119.

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