Ente Olivieri Pesaro

Il fondo ariostesco di Giuseppe Picciola

Giuseppe Picciola ha donato alla Biblioteca Oliveriana la sua biblioteca comprendente, tra i numerosi volumi, molte edizioni dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto. Si tratta di 96 pubblicazioni, tutte edite prima del Novecento, in gran parte notevoli per la quantità e qualità di illustrazioni.

L’edizione più antica è del 1546 ed è stampata a Venezia da Gabriel Giolito de’ Ferrari. Da notare l’edizione del 1821-1825, stampata a Milano da Niccolò Bettoni, che contiene ben cinquecento tavole in rame eseguite da Filippo Pistruzzi. Ancora un esempio che presenta illustrazioni di particolare interesse è l’edizione fiorentina del 1844-1850 di Achiella e Spirito Batelli, comprendente cento incisioni di Giuseppe Gozzini.

La particolità della collezione ariostesca donata alla Biblioteca Oliveriana da Giuseppe Picciola, non si limita ovviamente alla qualità delle edizioni e delle incizioni in esse presenti; attraverso le numerose edizioni è infatti possibile conoscere e scoprire anche le diverse variante testuali dell’opera.


Giuseppe Picciola
(1859-1912)

Tratto da Cento strade per cento pesaresi di Luciano Baffioni

Nato a Parenzo in Istria il 26 settembre 1859, Picciola fu un patriota irredentista tanto che, perseguitato dagli austriaci, andò esule nel 1878 a studiare letteratura italiana all’università di Pisa. Risiedette a Livorno, dove incontrava altri esuli triestini. Il “matrimonio” con Pesaro scaturì dal suo amore per Beatrice (Bice) Vaccaj che sposò nel 1891.
Scolaro di Giuseppe Chiarini e del Carducci, Picciola espresse nei Versi (1884 e 1890) e nelle Rime (1899) la tristezza del suo lungo esilio. Si battè poi strenuamente con pubblici discorsi per la “redenzione” delle terre istriano dalmate e compilò un “Manifesto dei Triestini” presentato da Guglielmo Oberdan.
Pubblicò un centinaio di Recensioni letterarie, in prosa tersa e colorita, fra le altre: Stanze dell’Orlando furioso (1883), i Letterati triestini (1893), Giosuè Carducci (1901), Matelda (1902), l’Antologia Carducciana (1907), Poeti d’oltre confine (1914). Carducci in particolare, con i suoi poemi storici e patriottici, lo affascinava e ne divenne estimatore e amico tanto che, nel 1907, commemorò Carducci nel Salone dei Cinquecento a Firenze.
Il 16 agosto 1896, a Pesaro, pronunziò il discorso ufficiale per l’inaugurazione del monumento a Terenzio Mamiani. Dopo aver insegnato nelle scuole di Pesaro, fu preside del Liceo-Ginnasio di Pesaro, poi di quello di Ancona e nel 1909 divenne preside al Liceo “G. Galilei” di Firenze, dove presiedette la “Dante Alighieri”. Morì a Firenze nel 1912.

 

 

Alcune immagini dalle edizioni Oliveriane [link]

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