Ente Olivieri Pesaro

Norme redazionali

1. Tipi di carattere

Il carattere di base è il tondo.
Va usato il corsivo:
1) per i titoli (di monografie, articoli, volumi miscellanei, etc.), ivi compresi i termini che nell’originale sono in corsivo;
2) per le sigle di opere antiche (su cui infra);
3) per le locuzioni e le abbreviazioni latine (come locus classicus, scil., v.l., etc.);
4) per i passi tratti da autori latini, sia classici che medioevali (ma non per opere critiche moderne in latino, per le quali valgono le regole della citazione fra virgolette francesi);
5) per le parole straniere in grafia originale, non entrate nell’uso comune.

Va usato il grassetto per le sigle che contraddistinguono i codici (ad es. A, V, b, S).
Va usato il maiuscoletto:
1) per i numeri dei volumi nel rinvio a opere in più volumi (cf. infra);
2) per le pagine in numeri romani.

Per l’enfasi, si utilizzerà preferibilmente lo spaziato (spaziatura espansa a punti 1.2). 

2. Segni di interpunzione

Dovranno essere inserite fra virgolette francesi o caporali (« »):
1) le citazioni da testi critici; se l’interpunzione del contesto non lo richiede, la citazione non comincerà mai con lettera maiuscola;
2) le traduzioni di passi antichi o moderni;
3) le denominazioni e sigle delle riviste.

Dovranno essere inserite fra virgolette elevate doppie (“ ”) le citazioni racchiuse entro un’altra citazione. 
Dovranno essere inseriti fra virgolette elevate semplici (‘ ’) accezioni particolari di termini usuali e termini inusuali.

La lineetta di congiunzione (-) si userà per accostare i nomi degli autori per opere a più mani (ad es. Gentili-Prato). Nel caso di autori con lineetta nel cognome, si ricorrerà al trattino (-) per separare i due cognomi (ad es.: Vernant-Vidal-Naquet). Lo stesso trattino sarà naturalmente utilizzato per indicare incisi.

I segni di interpunzione seguiranno sempre l’eventuale apice di rinvio a nota.

3. Rinvio a opere critiche (comprese le edizioni)

I nomi degli autori vanno in tondo alto e basso (non maiuscoletto). Prenome e cognome sono intervallati da uno spazio. Il prenome è dato in forma abbreviata con iniziale puntata (ad es. F. Leo; ma Th. Mommsen, Ed. Fraenkel, etc.). Nel caso di due o più prenomi nessuno spazio va interposto fra le iniziali (ad es. W.M. Lindsay, R.A.B. Mynors).
I titoli vanno in corsivo. Nel caso di edizioni di testi antichi, anche il nome dell’autore è considerato parte del titolo e andrà quindi in corsivo, eventualmente separato dal nome dell’opera da un punto.
I nomi delle città di pubblicazione vanno ricondotti alla loro forma nazionale odierna (si scriva «Oxford», non «Oxonii»; «Leipzig», non «Lipsiae», etc.).
La casa editrice va sempre espressamente menzionata, fatta eccezione per i periodici. Non si menzionano le collane editoriali.
L’eventuale numero progressivo dell’edizione va posto in esponente all’anno di stampa (si ignorano, naturalmente, le mere ristampe).  Se l’opera è in più volumi, il numero del volume (romano, in maiuscoletto tondo) precede l’indicazione del luogo di edizione, ed è eventualmente corredato dal proprio titolo.
Nel caso di traduzioni di volumi (saggi monografici, volumi collettanei, atti), si apporrà l’indicazione «trad. it.» (o «engl. transl.», o «trad. fr.», etc.), senza alcuna virgola a seguire, prima del luogo di edizione. I dati relativi all’edizione originale, titolo compreso, saranno forniti a seguire fra parentesi tonde. Seguirà, se necessario, il numero di pagine (riferito all’edizione tradotta).
Quando i curatori di un volume collettaneo sono più di tre, si nomina solo il primo curatore, seguito da et al. In ogni caso va evitato il ricorso alla formula AA.VV.

I periodici censiti dall’«Année Philologique» vanno sempre citati secondo le abbreviazioni canonizzate da tale repertorio; per tutti gli altri si fornirà sempre il nome completo della testata.

L’indicazione della pagina o delle pagine, quando necessaria, sarà sempre preceduta da «p.» o «pp.». Per rinviare in particolare a una o più pagine entro un insieme indicato, si scriverà «pp. 232-240: p. 237»; per indicare due pagine successive, si scriverà «pp. 12s.», mentre, per indicare sezioni superiori alle due pagine, si eviterà la forma «pp. 24ss.» e si forniranno sempre gli estremi completi; i numeri di pagine in cifre romane andranno sempre in maiuscoletto.

In sintesi: quando complete – cioè alla loro prima occorrenza – le citazioni di opere critiche dovranno attenersi ai seguenti modelli.

a) Per le monografie: N. Cognome, Titolo, eventuale ruolo (a c. di, introd. di, etc.) e nome di autori secondari, eventuale indicazione del volume, luogo di edizione, casa editrice, anno di stampa. Ad es. G. Pasquali, Storia della tradizione e critica del testo, Firenze, Le Monnier, 1952, pp. 98-101 (o pp. 98-101: p. 100; o pp. 98s.); S. Mariotti, Scritti medievali e umanistici, a c. di S. Rizzo, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2013, pp. 321-344; E. Peruzzi, Origini di Roma, I, Firenze, Valmartina, 1970; R. Pfeiffer, Storia della filologia classica, I. Dalle origini alla fine dell’età ellenistica, trad. it. Napoli, Macchiaroli, 1973 (ed. or. History of Classical Scholarship, I. From the Beginnings to the End of the Hellenistic Age, Oxford, Clarendon Press, 1968), pp. 101s.

b) Per le edizioni (anche non propriamente critiche): Autore e/o titolo, ed. (o rec., o altro: attenersi al frontespizio e abbreviare le indicazioni più comuni) N. Cognome, luogo di edizione (espresso secondo il nome nazionale odierno), casa editrice, anno di stampa. Ad es. Sophoclis fabulae, recc. Brevique adnotat. crit. instrr. H. Lloyd-Jones - N.G. Wilson, Oxford, Oxford UP, 1990; Sophocle. Ajax, Œdiperoi, Électre, texte ét. par A. Dain et trad. par P. Mazon, Paris, Les Belles Lettres, 1958; Herodotus. Historiae, I, ed. H.B. Rosén, Leipzig, Teubner, 1987; Ovidio. Opere, II. Le metamorfosi, trad. di G. Paduano, introd. di A. Perutelli, comm. di L. Galasso, Torino, Einaudi, 2000. 

c) Per i contributi in volume collettaneo: N. Cognome, Titolo, in N. Cognome (a c. di, ed. by, hrsg. v., etc.), Titolo, eventuale numero del volume, luogo di edizione, casa editrice, anno di stampa, pagine. Ad es. L. Blasucci, Sugli studi leopardiani di Timpanaro, in R. Di Donato (a c. di), Il filologo materialista. Studi per Sebastiano Timpanaro, Pisa, Scuola Normale Superiore, 2003, pp. 105-130.

d) Per i contributi in volumi di atti: secondo il caso c, trattando come titolo (dunque in corsivo) la stessa definizione Atti etc., oppure - se il volume ha titolo autonomo - ponendo in corsivo tale titolo seguito dalla definizione, in tondo e preceduta da punto. Ad es. C. Calame, L’impact du passage de l’oral à l’écrit sur l’énoncé de l’énonciation dans la littérature de la Grèce archaïque, in B. Gentili-G. Paioni, Oralità. Cultura, letteratura, discorso. Atti del Convegno Internazionale, Urbino, 21-25 luglio 1980, Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1980, pp. 101-122.

e) Per i contributi in periodico: N. Cognome, Titolo, «Sigla» o «Nome Completo» del periodico senza alcuna virgola posposta, eventuale indicazione della serie (s. + numero arabo, n.s., n.F., etc.) e numero arabo dell’annata / eventuale numero del fascicolo, anno, pagine. Ad es. P.E. Knox, Ovid’s Medea and the Authenticity of Heroides 12, «HSCP» 90, 1986, pp. 207-223; M. Davies, Monody, Choral Lyric, and the Tyranny of the Hand-Book, «CQ» n.s. 38, 1988, pp. 52-64.

f) Per le recensioni (se sprovviste di titolo autonomo): ci si atterrà ai casi a-d, secondo la natura dell’opera recensita, premettendo l’indicazione «rec.» (unica a prescindere dalla lingua della recensione). Ad es. R.H. Martin, rec. Terence. Eunuchus, ed. J. Barsby, Cambridge, Cambridge UP, 1999, «CR» n.s. 50, 2000, pp. 37-39.

Il rinvio a un’opera critica va fatto in modo completo solo la prima volta; la volta o le volte successive si citerà solo il cognome dell’autore (ad eccezione dei casi di omonimia), seguito dalle prime parole del titolo del libro o dell’articolo senza puntini di sospensione e, dopo la virgola, dall’indicazione «cit.»; seguirà, separata dalla virgola, l’indicazione delle pagine. Ad es. Mariotti, Scritti medievali, cit., p. 324; Knox, Ovid’s Medea, cit., pp. 218-221.

Per citazioni contigue (per es. in due note successive o in due passaggi ravvicinati del testo) si possono impiegare le abbreviazioni l.c. o ibid. (seguita da virgola e numero di pagina).

Per opere, manuali, strumenti di larga consultazione si usino citazioni abbreviate. Ad es. Schwyzer-Debrunner, GG, II, p. 126; LSJ9, p. 122; ThGL, VII, c. 122. Le abbreviazioni si atterranno a questi e ad altri usi ampiamente consolidati (ad es. RE = Realencyclopädie der classischen Altertumswissenschaft; CIL = Corpus Inscriptionum Latinarum, etc.).

Per commenti indiscutibilmente canonici, è consentito il rinvio abbreviato nella forma del Cognome seguito da ad e da sigla dell’autore e/o dell’opera, quindi del verso o passo, ed eventualmente (fra parentesi tonde) dal numero di volume e di pagina. Ad es. Fraenkel, ad Aeschyl. Ag. 301 (II, p. 159). 

E' comunque possibile adottare, soprattutto per i contributi più densi, una bibliografia all'americana (Cognome, Anno, p. Numero di pagina, con scioglimento del rinvio alla fine del contributo).

4. Menzione degli autori antichi

Gli autori greci e latini si citano in latino, in forma abbreviata e in tondo, seguiti dal nome dell’opera, sempre in latino, in forma abbreviata e in corsivo, senza virgola intermedia ma con l’intervallo di uno spazio. I numeri di libri e di versi, tutti arabi, sono separati dalla virgola e intervallati da uno spazio. Per gli autori latini ci si atterrà alle abbreviazioni del Thesaurus linguae Latinae (ad es. Verg. Aen. 7, 281). Per gli autori greci, si seguiranno di norma i criteri adottati dal LSJ9. Si potrà tuttavia fare eccezione per sigle eccessivamente compendiose (ad es. Aeschyl. e non A., Diog. Laert. e non DL, etc.).

Per le citazioni di opere in frammenti, si indicherà sempre l’abbreviazione dell’editore di riferimento dopo il numero del frammento, eventualmente contrassegnandola con il numero progressivo dell’edizione. Ad es. Archil. fr. 5 W.2 (si avrà cura di abbreviare il nome secondo usi consolidati per tutti gli autori maggiori o per le raccolte più canoniche, e di rendere il più possibile eloquente l’abbreviazione in tutti gli altri casi).

Si citeranno invece con la sigla dell’edizione seguita dall’indicazione del numero progressivo dell’autore e/o del frammento e/o del verso (ma senza le iniziali puntate degli editori) gli autori compresi in edizioni critiche di più autori con numerazione progressiva, come Epigrammata Graeca (EG), Further Greek Epigrams (FGE), Fragmente der Griechischen Historiker (FGrHist), Garland of Philip (GPh), Hellenistic Epigrams (HE), Poetae Melici Graeci (PMG), Poetarum Melicorum Graecorum Fragmenta (PMGF), Supplementum Hellenisticum (SH), Socratis et Socraticorum Reliquiae (SSR), Stoicorum Veterum Fragmenta (SVF), Tragicorum Graecorum Fragmenta (TrGF), Fragmente der Vorsokratiker (VS). Ad. es.: Hecat. FGrHist 1 F 1, Antip. Sid. HE 611, Melinn. SH 541, Theodect. TrGF 31 F 10, Heraclit. VS 22 B 50, etc.

 

Per le pubblicazioni epigrafiche ci si atterrà a:

J.A.L. Lee, A Preliminary Checklist of Abbreviations of Greek Epigraphic Volumes, «Epigraphica» 66, 1994, pp. 129-169; F. Bérard-D. Briquel, Guide de l’épigraphiste, Paris, Rue d’Ulm, 20104 (con gli aggiornamenti in http://www.antiquite.ens.fr./pdf/supplement1.pdf).

5. Citazione di manoscritti e papiri

Per i manoscritti, nella prima occorenza occorre indicare: città (in lingua originale) - biblioteca (in lingua originale) - nome del fondo abbreviato - numerazione secondo le convenzioni adottate nelle biblioteche. Ad es. Wolfenbüttel, Herzog-August-Bibliothek, Gud. lat. 157.

Nelle successive occorenze va uutilizzata, invece, la segnatura abbreviata secondo le consuetudini della comunità scientifica. Ad es. Guelf. Gud. lat. 157.
Tale norma generale potrà essere disattesa allorchè il riferimento alla biblioteca doi conservazione sia immediatamente desumibile. Somo ammesse, ad esempio, le citazioni abbreviate:
Vat. + nome fondo;
Paris. + nome fondo;
Laur. + nome fondo;
Lond. Brit. Lib. + nome fondo;
Oxon. Bodl. + nome fondo;
Vindob. + nome fondo.

Vanno in ogni caso evitati riferimenti alle biblioteche in forma di sigle acrostiche (del tipo BnF, BNCR, BL etc.) e le citazioni di manoscritti mediante sigle di tipo filologico (ad es. «il ms. L», «il Nitriensis»), nel caso si tratti della prima o dell'unica occorenza. Va inoltre evitato l'uso del corsivo.

Per i papiri si adottano le abbreviazioni della Checklist of Editions Greek, Latin, Demotic and coptic Papyri, Ostraka and Tablets, http://scriptorium.lib.duke.edu/papyrus/texts/clist_papyri.html.

 

6. Altre regole generali di citazione per autori antichi e moderni

Citazioni più lunghe di tre righe vanno fuori testo, al vivo e in corpo minore senza alcun tipo di virgolette (solo il latino va in corsivo, tutte le altre lingue, compreso il latino filologico, in tondo). Omissioni all’interno di citazioni di studiosi moderni vanno segnalate con tre puntini spaziati racchiusi fra parentesi quadre ([. . .]), mentre omissioni all’interno di citazioni di testi greci e latini sono segnalate solo da tre puntini spaziati senza parentesi quadre. Le parentesi quadre si usano anche per eventuali osservazioni dell’autore all’interno di una citazione (p. es., [sic]).

7. Abbreviazioni usuali

Si fornisce qui un elenco delle abbreviazioni più usuali:
appendice (App.); articolo (art.) [articoli (artt.)]; capitolo (cap.) [capitoli (capp.)]; circa (ca.); citato (cit.) [citati (citt.)]; colonna (c.) [colonne (cc.)]; confronta (cfr.); dissertazione (diss.); eccetera (etc.); editore (ed.) [editori (edd.)]; edizione (ed.) [edizioni (edd.)]; esempio (es.) [esempi (ess.)]; exempli gratia (e.g.); foglio (f.) [fogli (ff.)]; frammento (fr. [frammenti (frr.)]); ibidem (ibid.); Idem (Id.); introduzione (introd.); linea (l.) [linee (ll.)]; luogo citato (l.c.) [luoghi citati (ll.cc.)]; manoscritto (ms.) [manoscritti (mss.)]; nota (n.) [note (nn.)]; numero (nr.) [numeri (nrr.)]; pagina (p.) [pagine (pp.)]; paragrafo (par.) [paragrafi (parr.); si usi, tuttavia, se possibile, il segno convenzionale §]; prefazione (pref.); recto (r in apice: ad es. f. 97r); secolo (sec.) [secoli (secc.)]; scholium ad locum (schol. ad l.); seguente (s.) [seguenti (ss.)]; sub voce (s.v.) [sub vocibus (s.vv.)]; Supplemento (Suppl.); tavola (tav.) [tavole (tavv.)]; traduzione (trad.); varia lectio (v.l.) [variae lectiones (vv.ll.)]; vedi (vd.); verso (v.) [versi (vv.)]; verso (v in apice: ad es. f. 102v); volume (vol.) [volumi (voll.)].

Sono naturalmente ammesse abbreviazioni diverse da quelle sopra elencate quando il contributo sia redatto in inglese, francese, tedesco o spagnolo.

 
[Download] Studia oliveriana norme redazionali
© 2005-2017 Ente Olivieri Pesaro - Gestito con docweb - [id]