Ente Olivieri Pesaro

Canone. Libri da leggere (possibilmente)

Presso la Biblioteca Oliveriana (Pesaro, via Mazza 97) sono ancora aperte le aprile le iscrizioni a un ciclo di sette lezioni a numero chiuso (massimo 65) dal titolo Canone. Libri da leggere (possibilmente). Le lezioni si svolgeranno nel Museo Archeologico Oliveriano con cadenza settimanale a partire da domenica 15 aprile alle 17.
In campo letterario la parola canone deve il suo corso attualmente diffuso a un brillante professore emerito dell’università di Yale, Harold Bloom, il cui voluminoso saggio Canone occidentale pubblicato per la prima volta in Italia nel 1996 divulga le posizioni sostanzialmente tradizionaliste che ispirano l’autore. C’è una regola, prescrizione, modello (canone) da seguire e questa consiste nel non perdere tempo nella lettura di testi di scarso valore: contano Dante e Shakespeare e una schiera abbastanza ristretta di eletti prescelti tra l’Europa e gli Stati Uniti (il mondo antico merita un discorso a parte). Ecco cosa dice Bloom nel primo capitolo della sua opera, intitolato Un’ elegia per il Canone: “in origine il Canone designava la scelta dei libri nelle nostre istituzioni didattiche [statunitensi] e, nonostante la recente politica del multiculturalismo, resta vera la domanda del Canone: che cosa dovrà tentare di leggere, in questo tardo momento storico, l’individuo che ancora desideri leggere?”. Siamo di fronte alla base di una nuova versione della ratio studiorum che merita ogni rispetto, ma, come ne è espressamente consapevole Bloom, non esaurisce l’ambito delle letture da approfondire con utilità fuori e dentro la scuola.
L’esperimento che propone la Biblioteca Oliveriana è quello di associare a dei testi (volumi) importanti  “maestri” che cooperano nella loro comprensione e godimento: due filosofe, Franca D’Agostini e Yamina Oudai Celso, un filosofo, Armando Massarenti, due critici letterari, Piero Boitani e Roberto Bertinetti, uno scrittore, Paolo Teobaldi e un economista giornalista, Gianfranco Fabi.
I libri prescelti spaziano dunque in diversi ambiti, ma sono tutti caratterizzati dall’essere pietre miliari nella storia della cultura, “libri per la vita” direbbe Boom, ovvero classici della letteratura (e del pensiero). Insomma dei punti cardinali, per muoversi meglio, se possibile.

Le lezioni avranno luogo nei  locali del Museo Archeologico Oliveriano, via Mazza, 97 – Pesaro.
Durata delle lezioni con approfondimenti: circa un’ora e mezza.
Il corso è a numero chiuso limitato a 65 persone (minimo 40)
l’iscrizione (da giovedì 1 marzo a giovedì 5 aprile 2012) è subordinata al versamento di una quota individuale di euro 50 (40 per gli “Amici della Biblioteca Oliveriana”,  30 per gli studenti) a titolo di contributo spese, da versarsi presso gli uffici della Biblioteca Oliveriana.
L’accettazione seguirà l’ordine di iscrizione. Sarà rilasciato a richiesta un attestato di frequenza riconosciuto ai fini dell’aggiornamento degli insegnanti.

L’iniziativa è organizzata dalla Biblioteca Oliveriana con il patrocinio di
Provincia di Pesaro e Urbino e Comune di Pesaro
in collaborazione con 
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Ufficio provinciale di Pesaro e Urbino

Si comincia, domenica 15 aprile, con il quarto libro della Metafisica di Aristotele, quello che fonda il principio di non contraddizione, cioè quel principio che marca l’identità degli esseri viventi e costituisce la regola prima di ogni comunicazione. Franca D’Agostini (Docente di Filosofia della scienza al Politecnico  di Torino) nota anche per la sua categorizzazione bipartita della filosofia occidentale in “analitica” e “continentale” si cimenta qui con il tema che oggi le è particolarmente caro: quello del significato della parola “verità”.










Segue, domenica 22 aprile, la lezione di Piero Boitani, docente di Letterature Comparate alla "Sapienza" di Roma dedicata al Decamerone o Decameron, la  raccolta di cento novelle scritta probabilmente tra il 1349 ed il 1351 da Giovanni Boccaccio. L’opera che fonda la letteratura italiana, in prosa e in volgare, un capolavoro assoluto di tutti i tempi, fonte di ispirazione per innumerevoli tentativi imitativi è qui sottoposta al commento di un grande studioso di letteratura medievale, comparatista e notevole anglista: sarà interessante osservare le novelle del Boccaccio dal punto di vista dei Canterbury Tales (1388 ca.) di Geoffrey Chaucer tanto studiati da Boitani.








Domenica 29 aprile si entra in un’altra dimensione, quella della formazione della ricchezza (e della povertà); Gianfranco Fabi  commenterà il Trattato sulla moneta di  John Maynard Keynes, pubblicato a Londra nel 1930, nella temperie successiva al crollo della borsa di Wall Street del 1929 e della conseguente “grande crisi”, simile per molti tratti a quella che stiamo vivendo dal 2008/2009.
Di John Maynard Keynes si parla tanto ma spesso con grandi approssimazioni. Keynes non è soltanto l’economista che pensa che non necessariamente l’interesse egoistico porti verso soluzioni illuminate (la “mano invisibile”). E la moneta peraltro è qualcosa di più concreto del libero mercato. Così osserva Gianfranco Fabi, economista e giornalista di notevole livello, già vice direttore de “Il Sole 24 ore” e di “Mondo economico” e direttore di Radio 24.









Il Novecento si apre, culturalmente parlando e nella vecchia Europa, con un’opera destinata a lasciare molte tracce  Si tratta de L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud.
I sogni hanno un significato, ricavabile all’interno di un paradigma scientifico. Questa è la scoperta di Freud documentata anche filologicamente nel suo libro che apre il nuovo secolo. La materia, considerata di pertinenza del pensiero superstizioso e campo di ampie esercitazioni per ciarlatani, viene riconsiderata da Freud in tutti i suoi aspetti, fisiologici, psicologici e, infine, nel quadro della sua ormai ampia esperienza psicopatologica. Ne parla, domenica 6 maggio una giovane filosofa, Yamina Oudai Celso, lettrice presso la Fondazione Internazionale Balzan, che si è occupata lungamente di Freud, anche dal punto di vista classicistico con il libro Freud e la filosofia antica.    








Domenica 13 maggio, Roberto Bertinetti, docente di letteratura inglese nella Università di Trieste e critico del supplemento culturale della domenica del “Sole 24 Ore”, propizierà la lettura di Grandi speranze (1861) di Charles Dickens. Il Regno Unito - che celebra il secondo centenario della sua nascita, avvenuta il 7 febbraio 1812 - lo ritiene in maniera unanime il padre del romanzo  moderno. Dickens non solo ha inventato accorgimenti tecnici più volte impiegati in seguito; a lui si devono poi la creazione dell'editoria di massa e di giochi di destrezza nelle trame che sono stati largamente impiegati dal cinema (a iniziare da Chaplin) e dalla tv.  Uscito  nel 1861, "Grandi speranze" è tra le opere migliori della  maturità di Dickens e offre un mirabile ritratto dell'epoca vittoriana.









Domenica 20 maggio lo studio si rivolgerà a La cognizione del dolore (1963) di Carlo Emilio Gadda. La lezione sarà tenuta dallo scrittore Paolo Teobaldi la cui conoscenza e amore per il Gran Lombardo sono ampiamente testimoniate dai suoi commenti pubblici apprezzatissimi.
A suo tempo giudicato non più di tanto per la supposta eccentricità di scrittura, l’ing. Carlo Emilio Gadda, classe 1893, è oggi da molti considerato il più grande scrittore italiano del Novecento dove La cognizione del dolore si colloca ben oltre il tracciato vagamente, o fortemente autobiografico. Siamo di fronte a una sorta di romanzo filosofico di grande impatto letterario e emotivo, dove la lingua usa tutti i registri possibili per riflettere il dire e il pensare dei vari soggetti che entrano in scena.








Armando Massarenti chiuderà il ciclo di lezioni domenica 27 maggio commentando  Allegro ma non troppo di  Carlo M. Cipolla. Si tratta di un libretto pubblicato in Italia nel 1988, piccolo per dimensioni e pagine che passa per un "divertissement", un guizzo anarchico dell'intelligenza. Due brevi saggi le cui vicende editoriali sono abbastanza complicate: il primo, una ilare parodia della storia economica e sociale del Medioevo; il secondo, una sorta di scherzosa teoria generale della stupidità umana. Ora poi l'editore (Il Mulino), consapevole che la stupidità ‐ per dirla con Cipolla ‐ è «una delle più potenti e oscure forze che impediscono la crescita del benessere e della felicità umana», ha deciso di rendere disponibile al vasto pubblico dei lettori la versione originale di The Basic Laws of  Human Stupidity che in realtà risale al 1976. Ce ne parla un filosofo, Armando Massarenti, che attualmente è a capo del supplemento culturale della domenica de “Il Sole 24 Ore”.









 
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