Ente Olivieri Pesaro

Un Mercurio o un Amore

Eros lampadophoros, bronzo (h cm 40) II sec. Pesaro - Museo archeologico Oliveriano

Estratto da: Luigi Beschi L'Idolino di Pesaro e gli altri bronzi del suo contesto archeologico, in "Studia Oliveriana"n.s. XX (2000)

Reintegrato l'aspetto originario dell'Idolino, resta ora il dovere di un suo inserimento nel contesto antico. Nel suo stesso luogo di ritrovamento, fu scoperta nel 1531 una statuetta di bronzo, che rimase proprietà dei Barignani fino all'estinzione della famiglia agli inizi del Settecento. Fu allora venduta ad un pittore fiorentino e successivamente recuperata a Pesaro dall'erudito e collezionista Olivieri degli Abbati e quindi si trova nel Museo Oliveriano di quella città.

La statuetta, alta 40 cm, con le ali riattacate e alcuni piccoli restauri, appartiene a un tipo, che, con varianti e semplificazioni, è largamente diffuso. Il tema è quello della figura protesa nel volo, aderente alla terra solo con la punta del piede.

Nella serie tipologica una prima variante è la ponderazione ora sulla gamba sinistra, ora sulla gamba destra, con una conseguente riflessione di tutti i movimenti. Altre varianti riguardano gli attributi delle mani e l'acconciatura dei capelli. Il nuovo bronzetto, inedito se si prescinde dalla erudita presentazione nel Museum Etruscum del Gori, entra con una sua chiarezza in questi problemi. Per le dimensioni e per l'impegno esecutivo va affiancato ai due esemplari più notevoli della serie: il bronzetto da Boscoreale al Metropolitan Museum di New York, alto 51 cm, e quello Loeb, delle collezioni di Monaco, alto quanto il nostro. Ambedue invertono tuttavia il movimento; l'esemplare di New York dichiara inoltre, con l'attributo della sinistra protesa, la sua natura di Eros lampadophoros. L'esemplare di Pesaro teneva certamente due attributi. Per l'identificazione di essi ci sono di guida le alette che spuntano ai lati del krobilos frontale. Come nel caso di un noto bronzetto della Bibliothèque Nationale di Parigi, siamo qui di fronte ad una contaminazione col genio del sonno o Hypnos. Possiamo per questo pensare alla inserzione di un corno nella mano destra e dei papaveri nella sinistra. Il che non esculde una sua applicazione pratica come lampadophoros, che sembra confermata dal volto luminoso e sorridente rivolto verso l'alto. Ma la sua indubbia connessione con Hypnos conferma quanto già espresso dalla Leibundgut circa l'evidente derivazione dall'Hypnos tardo-classico. I ritmi ancora contenuti del IV secolo esplodono nello spazio in una o più rielaborazioni tardo-ellenistiche, suggerite forse da necessità funzionali, come dimostrano già i Lampadophoroi del carico di Madhia. In quest'ambito di considerazioni, non è forse senza significato che la statuetta di Pesaro presenti, con le alette, anche una ponderazione che lo collega, pur come lontana derivazione, al passo dell'Hypnos tipo Madrid e quindi rifletta più direttamente la genesi del fortunato schema ellenistico-romano. Il confronto con i due esemplari di New York e Monaco mi sembra orientativo anche per la datazione del nostro, che mi sembra superare decisamente l'argentea nitidezza del loro classicismo protoimperiale. Lo sembra indicare soprattutto un maggior pittoricismo nel capo col volto segnato dalle fossette e dalla libera e corposa esecuzione dei riccioli. Una verifica tra i ritratti dei fanciulli e la serie di eroti presenti sui sarcofagi sembra confortare una datazione nella media età antonina.

Quindi, anche se l'Amor-Hypnos condivide con l'Idolino una sua funzione di arredo, documenta un altro livello cronologico e perciò la lunga vita collezionistica della domus di Pesaro in cui è stato trovato.

 
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