Recentemente la Biblioteca Oliveriana ha ricevuto, in comodato dalla famiglia Cecchi, il fondo archivistico del sen. Giuseppe Vaccaj (1836-1912), sindaco di Pesaro dal 1878 al 1885 ed in seguito senatore del regno.
Dopo un attento lavoro di sistemazione ed inventariazione, il fondo è ora disponibile alla libera consultazione di quanti saranno interessati a conoscere, attraverso la lettura di queste carte completamente sconosciute ai più, le vicende personali e pubbliche di un importante cittadino pesarese.
Nel 1756 il pesarese Annibale degli Abbati Olivieri (1708-1789), uno degli eruditi più acuti e geniali del Settecento italiano, cedeva con un atto di donazione alla Comunità – oltre ad una raccolta antiquaria, formata essenzialmente da materiale di scavo quasi tutto pesarese - la sua “libreria” dotata di quasi duemila pergamene e di molte migliaia di opere a stampa e manoscritte di alto valore e significato per la storia e per la cultura della città e, come tale, destinata a costituire il primo nucleo della attuale Biblioteca Oliveriana.
La Biblioteca e l’annesso Museo Archeologico ebbero la loro prima sistemazione in piazzetta San Giacomo, oggi piazza Olivieri, al pianterreno del settecentesco palazzo Olivieri - opera dell’architetto e pittore pesarese Giannandrea Lazzarini (1710 – 1801) - nell’antico centro storico, ove il pubblico degli studiosi fu ammesso per la prima volta il 2 maggio del 1793.
Con la cerimonia inaugurale del 31 luglio 1892 il palazzo Almerici, situato in via Mazza, è divenuto l’attuale sede della Biblioteca e dei Musei Oliveriani.
Le tre sale di lettura sono rispettivamente denominate Olivieri, Passeri e Perticari: nella prima è conservato il busto in marmo bianco di Carrara del fondatore dell’Oliveriana Annibale degli Abbati Olivieri, realizzato dallo scultore pesarese Sebastiano Pantanelli (+ 1792) tra la fine del 1791 e l’inizio del 1792; nella seconda è presente un quadro con il ritratto di Giovanbattista Passeri (1694-1780), uno dei più apprezzati eruditi e archeologi del suo tempo; nella terza è conservata una preziosa parte della biblioteca dell’illustre letterato e linguista Giulio Perticari (1779-1822).
Nel secondo piano è sistemato l’Archivio Storico Comunale unitamente ad una consistente parte del ricco patrimonio librario, che, assieme a quello manoscritto, fa dell’Oliveriana una delle più importanti biblioteche delle Marche.
La Biblioteca Oliveriana è riconosciuta dalla Regione Marche come biblioteca di interesse pubblico locale ai sensi della L. R. n. 53/74 e fa parte di diritto, in ragione di tale qualifica, del sistema bibliografico istituito con la successiva L. R. n. 39/87. Gode del diritto di stampa ai sensi della legge 2/2/1939 n. 347 e successive integrazioni ed è legittimata ad esercitare il diritto di prestito con tutte le biblioteche italiane e straniere.

Il palazzo Almerici costituisce una delle strutture architettonicamente e pittoricamente più importanti sorte nel Settecento pesarese: grande portale, armoniosa facciata, arioso marmoreo scalone, stucchi, cicli pittorici e affreschi all’interno, vasto cortile, sul quale predomina un lungo ballatoio con elegante balaustrata, lungo i cui muri perimetrali e nell’area centrale è oggi esposta una rilevante serie di reperti antiquari ed archeologici.
Conduce al piano nobile e a quello superiore un monumentale scalone balaustrato in marmo, le cui pareti e i cui rampanti risultano adorni di numerosi resti scultorei ed epigrafi di origine classica, medioevale e rinascimentale, facenti parte del Museo Archeologico Oliveriano sistemato al pian terreno del palazzo.
Il primo e secondo piano, dotati ambedue di uno spazioso caposcale, risultano formati da vari ambienti intercomunicanti, quasi tutti impreziositi da soffitti a padiglione lavorati a stucco bianco e da pareti interrotte da ampi riquadri e decorative lesene. Soltanto due del piano nobile conservano ancora una serie di dipinti a tempera: la “sala dei manoscritti o del mappamondo” (già “Galleria”), attualmente adibita alla conservazione della ricca e preziosa raccolta oliveriana di manoscritti, monete e medaglie, ha il soffitto decorato da un ciclo pittorico dipinto dall’urbinate Carlo Paolucci (1738-1803), uno dei migliori allievi di Giannandrea Lazzarini: raffigura le dodici costellazioni dello zodiaco astrologico, le quattro stagioni, il Sole e la Luna nelle sembianze di Apollo e Diana, i solstizi d’estate e d’inverno.
Di difficile attribuzione è invece la decorazione di quattro riquadri, intervallati da pitture a grottesche, presenti sul soffitto di una piccola sala adiacente a quella dei manoscritti e raffiguranti le quattro parti del mondo sino allora conosciute: Europa, Asia, Africa e America, rappresentate da altrettante figure femminili, probabilmemte dovute ad un intervento dello stesso Paolucci.

SALONE DELLA PAROLA
Festival della filologia
Pesaro 8|9|10|11 luglio 2010
antropologia/archeologia/arte/critica del testo/ermeneutica/filologia classica e non/enigmistica/filosofia/gioco/iconologia/letteratura/
linguistica/politologia/poesia/psicoanalisi/pubblicità/
retorica/semiologia/teologia/etc.
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