Ente Olivieri Pesaro

Museo archeologico Oliveriano

Il museo occupa una superficie di 522,4 mq. al piano terra parzialmente interrato a partire dall’ala destra del palazzo dal cui androne, che ospita una statua di matrona romana e basi marmoree con iscrizioni, si accede a tre grandi sale con volte a crociera. Gli oggetti in esposizione sono circa 2600. La prima sala espone reperti di vario genere di epoca romana, prevalentemente da collezione dell’Olivieri: ritratti in marmo, fondi di coppe vitree graffite e iscritte, un larario puerile e parte della collezione numismatica. Nella seconda sala si trovano i reperti della necropoli di Novilara (secc. VIII-VII) tra i quali spicca la famosa stele della naumachia. La terza sala mostra diverse sezioni che comprendono sia oggetti provenienti da scavo, come i reperti del Luco o Bosco sacro pesarese (databili tra il III sec a.C. e il I sec. d.C.), o la “tabula fabrorum” in bronzo. Molto importanti sono poi le epigrafi, dall’età romana arcaica al rinascimento, che sono murate nell’area cortilizia e alle pareti dello scalone balaustrato in marmo del palazzo, cippi e marmi prevalentemente di provenienza locale. La documentazione di cultura materiale e artistica non si esaurisce nelle sale espositive del museo, ma comprende avori, bronzetti, gemme, cammei, monete, medaglie e placchette, visibili nella sala affrescata “dello Zodiaco” in biblioteca.

Alla biblioteca che nasce unitamente al Museo a metà del Settecento per volere del nobile Annibale Olivieri è accreditato oggi un patrimonio di 360.000 opere a stampa che datano a partire dal Quattrocento, tra le quali 390 incunaboli, 2264 manoscritti, un fondo diplomatico di altrettante pergamene, migliaia di cinquecentine e seicentine, carte geografiche, mappe, disegni e incisioni e, naturalmente, una cospicua raccolta di opere moderne e contemporanee che costituiscono il corpo forse ancor meno noto dell’Istituto.




Introduzione alla Guida del Museo Oliveriano di Italo Zicari

Le raccolte antiquarie cominciarono assai per tempo a Pesaro, poichè già nella seconda metà del sec. XV esistevano nella città tre raccolte epigrafiche: una, municipale, ordinata sotto il portico del Palazzo della Comunità, una dei Signori di Pesaro, ordinata negli «Orti Ducali» e una terza, privata, nella casa del giureconsulto e poeta pesarese Pandolfo Collenuccio (1444-1504). Nei sec. XVI e XVII si costituirono poi altre collezioni private: quella dei Gozze nella loro villa di Chelmonte, accogliente però epigrafi per la maggior parte "peregrine", cioè non pesaresi, e quella dei nobili Ardizi (Museo Ardizio). Ma fu solo nel sec. XVIII che si ebbero due veri e propri musei: quello dell'erudito poligrafo G. B. Passeri (1694-1780), accogliente tra pochissimi reperti pesaresi, molte epigrafi peregrine, bronzetti e monete italiche provenienti la maggior parte dall'Umbria, oltre a vasi campani e a più di un migliaio di lucerne, acquistati sul mercato antiquario; e quello assai più importante del sommo archeologo ed erudito Annibale degli Abbati-Olivieri (1708-1789), che si preoccupò di raccogliere solo materiale di scavo, soprattutto pesarese. Dalla riunione dei due musei, voluta dai fondatori fin dal 1756, nacque il Museo Archeologico Oliveriano, che si aprì al pubblico nel 1793, nel Palazzo Olivieri-Macchirelli. Esso tuttavia non accolse tutte le testimonianze antiche della città, poichè in esso non figurava nè la collezione epigrafica del Passeri, rimasta nella sua casa, nè quelle municipale e «ducale», che però erano state ordinate ad opera dell'Olivieri, circa il 1730, nella grande sala delle udienze del Palazzo della Comunità, detta «I Banchi»; di qui furono poi trasportate, nel 1834, agli «Orti Giulii», dedicati alla memoria di Giulio Perticari. Solo nel 1885, in occasione del trasferimento del Museo nell'attuale sede di Palazzo Almerici, si riunirono in un sol luogo le raccolte di epigrafi e di marmi del Passeri, dell'Olivieri e municipali, mentre venivano donate o depositate tutte le altre epigrafi in possesso di privati. A queste collezioni, che costituiscono il fondo antico del Museo, si sono aggiunti, via via, quasi tutti i reperti archeologico di Pesaro e del suo territorio, tra i quali importantissimi quelli della necropoli di Novilara, (sec. VIII-VII a.C.) immessi nel 1893.
Attualmente il Museo Archeologico Oliveriano comprende le seguenti collezioni: reperti della Necropoli di Novilara, reperti del Luco Pesarese, bronzi e bronzetti greci, italici e romani, monete antiche (italiche e romane, di cui oltre 4.000 reperte negli scavi del Luco), marmi, lapidario (disposto anche nel cortile e lungo i rampanti delle scale), vasi campani e fittili vari, lucerne pagane e paleocristiani, pietre incise, vetri e paste vitree. A queste si aggiungono una collezioni di monete e madaglie medioevali e moderne e avori bizantini, medioevali e moderni.
L'attuale sistemazione del museo risale al 1967

Tratto da: Italo Zicari, Guida del Museo Oliveriano di Pesaro, Pesaro, 1969

[Download] Origine e sviluppo del Museo Oliveriano di Pesaro

La presentazione di Antonio Brancati

[Download] Presentazione Museo
 
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